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Agosto 2000
Proprietą terapeutiche della cannabis
Benefiche Influenze
Gią da millenni la medicina orientale conosce
il potenziale analgesico e anti-infiammatorio dei cannabinoidi,
comunemente usati nel corso dell800 in Europa e negli Stati uniti.
Il recente interesse mostrato dal mondo scientifico
fa sperare in una inversione di rotta e in nuovi sviluppi nel
campo della ricerca medica nel nuovo millennio
Claudio Cappuccino e Tato Grasso
Lefficacia del delta-9-Thc e di un suo derivato sintetico,
il nabilone, nei casi di nausea e vomito secondari a chemioterapia
è stata dimostrata in vari studi clinici. I cannabinoidi
risultavano più efficaci delle terapie tradizionali. A
seguito di tali indiscutibili evidenze il nabilone è stato
ufficialmente registrato per tale uso in Gran Bretagna. Uno studio
pilota ha inoltre dimostrato che il delta-8-Thc, un cannabinoide
non-psicotropo, privo cioè di effetti sul sistema nervoso,
ha promettenti proprietà antiemetiche nei bambini ammalati
di leucemia.
Il trattamento sintomatico dei disturbi correlati allAids
rappresenta un altro promettente campo di impiego. Lefficacia
nella stimolazione dellappetito dimostrato dal dronabinol
in questi pazienti ha convinto la esigente American Food and Drug
Administration a registrare il farmaco per questuso. Il
meccanismo dazione sarebbe legato alla capacità di
inibire la produzione di alcune sostanze, quali il fattore alfa
di necrosi cellulare (Tnf), che verosimilmente contribuiscono
allo sviluppo della sindrome da deperimento. Una caratteristica,
associata con le proprietà antiemetiche e con i potenziali
effetti ansiolitici, ipnoinduttori e antidepressivi, che conferisce
a questo farmaco un profilo assolutamente originale tanto da indurre
fonti autorevoli quali la British Medical Association a raccomandarne
pressantemente limpiego per futuri studi.
Una grande attenzione viene dedicata negli ultimi tempi alle proprietà
neuroprotettive dei cannabinoidi. Essi sono dei potenti agenti
antiossidanti, vale a dire che sono in grado di neutralizzare
le sostanze ossidanti nocive che si sviluppano, a livello cerebrale,
in corso di trauma cranico o ictus. Questi risultati, ottenuti
in laboratorio, hanno avuto una prima conferma nelluomo,
in uno studio clinico compiuto in Israele su pazienti con trauma
cranico: limpiego del dexanabinol, un cannabinoide non-psicotropo,
ha dato ottimi risultati. Futuri campi di impiego potrebbero essere
le patologie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer,
il morbo di Parkinson o la corea di Huntington, ma per queste
applicazioni servono ulteriori verifiche cliniche.
Già da alcuni millenni la medicina orientale conosce e
utilizza le proprietà analgesiche e anti-infiammatorie
dei cannabinoidi e nel secolo scorso la cannabis era comunemente
accettata, con queste indicazioni, nella farmacopea ufficiale
in Europa e negli Usa. Dopo un lungo oblio, lattenzione
per questo potenziale utilizzo sta risorgendo, e recenti studi
hanno contribuito a chiarire le basi razionali dell effetto
terapeutico dei cannabinoidi. Il dato è di rilevante interesse
ove si considerino i gravi effetti collaterali della maggior parte
dei farmaci analgesici attualmente disponibili, e la loro relativa
inefficacia in alcune forme di dolore, come per esempio la diffusissima
emicrania. La realizzazione di ulteriori studi clinici, alcuni
dei quali già in corso, potrebbe portare a importanti progressi
nel campo della terapia del dolore.
Lefficacia terapeutica nel trattamento sintomatico della
spasticità muscolare è testimoniato da molteplici
esperienze aneddotiche: malati di sclerosi multipla, morbo di
Parkinson, pazienti con patologie del midollo spinale, concordano
nel riferire, dopo lassunzione di derivati della cannabis
una riduzione dei sintomi correlati alla spasticità. Alcune
di queste esperienze sono state confermate in studi clinici di
piccole dimensioni, ma a tuttoggi mancano evidenze derivanti
da grossi numeri. In Gran Bretagna, dove esiste una agguerrita
organizzazione, lAlliance for Cannabis Therapeutics, di
cui fanno parte molti malati di sclerosi multipla, la Royal Pharmaceutical
Society ha recentemente ottenuto lautorizzazione dal governo
londinese per condurre una sperimentazione su un campione di 2000
pazienti. Lo studio prevede limpiego di un interessante
dispositivo di somministrazione dei cannabinoidi per via inalatoria,
sul tipo dellaereosol utilizzato per gli asmatici. I primi
risultati dovrebbero essere disponibili nel 2002.
Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature
ha fornito interessanti strumenti per la comprensione del meccanismo
dazione di tali sostanze nel controllo della spasticità,
ponendo le basi per ulteriori interessanti approfondimenti.
Nei malati di glaucoma, una malattia caratterizzata da un aumento
della pressione intraoculare che può condurre alla cecità,
ci sono numerose evidenze che il delta-9-Thc possa ridurre la
pressione intraoculare. Le intuizioni del Dr Randall, il cittadino
statunitense malato di glaucoma che al termine di una lunga battaglia
legale ottenne di potersi curare con la cannabis, hanno avuto
il conforto di un piccolo studio clinico, che dimostra una significativa
riduzione della pressione intraoculare nei soggetti trattati con
marijuana.
Le proprietà anticonvulsivanti dei derivati della cannabis
sono testimoniate da alcuni studi su animali nonché da
esperienze aneddotiche di malati di epilessia che testimoniano
una riduzione delle crisi e del fabbisogno di farmaci. Mancano
però a tuttoggi studi clinici controllati di significative
dimensioni.
Il fatto che la cannabis sia un efficace broncodilatatore è
noto da tempo, ma il suo potenziale utilizzo terapeutico nei soggetti
asmatici è stato sinora limitato dalla mancanza di una
via di somministrazione adeguata. Lo sviluppo delle ricerche su
derivati assumibili per aerosol o mediante vaporizzazione potrebbe
nel prossimo futuro aprire la strada anche a questa utilizzazione.
Interessanti informazioni sui potenziali effetti antipertensivi
potrebbero venire da ricerche in corso presso la University of
Nottingham Medical School (Regno Unito) sugli effetti degli endocannabinoidi
sulla circolazione sanguigna. Partendo dalla constatazione che
gli endocannabinoidi endogeni, ed in particolare lanandamide,
hanno mostrato di possedere effetti ipotensivi, i ricercatori
britannici stanno valutando, in studi in corso, il possibile impiego
terapeutico di questo dato.
La recente segnalazione di un possibile effetto antiaterosclerotico
accentua ulteriormente linteresse per un possibile impiego
di queste sostanze in campo cardiovascolare.
Un ulteriore potenziale campo di utilizzo potrebbe infine essere
quello della terapia dei tumori. Alla recente dimostrazione dellefficacia
dellanandamide nellinibire la proliferazione del tumore
della mammella, opera di un gruppo di ricercatori italiani, si
è aggiunta, qualche mese fa, la segnalazione di alcuni
ricercatori spagnoli che hanno evidenziato che il delta-9-Thc
è in grado di produrre la morte delle cellule dei gliomi
cerebrali, risparmiando le cellule sane che circondano il tumore.
In entrambi i casi si tratta, è il caso di sottolinearlo,
di dati ottenuti in vitro, ma che aprono la strada
a interessanti filoni di ricerca per possibili impieghi terapeutici
nelluomo.
In conclusione possiamo dire che il riaffermarsi, in questo ultimo
scorcio del secolo, dellinteresse scientifico nei confronti
di questo medicamento ingiustamente messo allindice
negli anni precedenti, rende concreta la speranza che il prossimo
millennio possa produrre una inversione di rotta nel campo del
suo, estremamente promettente, utilizzo terapeutico.
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