Giancarlo Arnao - Drugstories
I paradossi dello spinello olimpico
La vicenda olimpica di Ross Rebagliati ha suscitato sulla stampa
italiana una serie di commenti, in cui (come spesso capita)
il moralismo si sposa con l'analfabetismo farmacologico. Un
dato su tutti: nessuno (fra i cosiddetti "esperti" consultati)
ha ricordato che la presenza di THC nelle urine non prova uno
stato di intossicazione in atto, ma semplicemente l'aver usato
cannabis nel passato. Di conseguenza, l'ipotesi più ragionevole
e probabile è che Ross Rebagliati abbia fumato uno spinello
non qualche minuto ma qualche giorno o settimana prima della
gara, e, se così fosse, tutto il disquisire circa gli effetti
dello spinello sull’impresa di Ross sarebbe puro vaniloquio.
D'altra parte, i commenti "scandalizzati" erano concettualmente
minati da una contraddizione insolubile: se si asseriva che
lo spinello non può influire positivamente sulla prestazione
sportiva (semmai, al contrario, come è ragionevole pensare),
si doveva ammettere che la punizione per "doping" era, sul piano
sportivo, ingiustificata; se si sosteneva, invece, che Ross
ha vinto l'oro grazie a una "canna" fumata prima della gara,
si doveva rinnegare tutto ciò che è stato sostenuto da decenni
dalla propaganda proibizionista: cioè, che gli effetti dello
spinello sono deleteri per l'integrità psicofisica di chi lo
usa. Alla fine, il tribunale sportivo del CIO ha deciso di restituire
a Ross la sua medaglia. La decisione ha scatenato altre polemiche,
basate non su argomenti farmacologici, ma sui princìpi. L'argomento-chiave
era che l'attribuzione della medaglia avrebbe dato un "cattivo
esempio" ai giovani. In realtà, è proprio vero il contrario.
Nel convalidare la medaglia, il CIO ha implicitamente considerato
l'uso di cannabis ininfluente sulla prestazione sportiva. Se
la medaglia fosse stata revocata, sarebbe stato come ammettere
che Ross aveva vinto "grazie" allo spinello, attribuendo alla
cannabis una proprietà "positiva" che non le appartiene: quella
di far diventare più bravi e più veloci coloro che affrontano
le discese sulla neve o altre imprese del genere. Ma, comunque
si fosse conclusa, la storia ha il sapore di un beffardo "autogol".
Se l'antidoping fosse basato su fattori "tecnico-sportivi",
dovrebbe limitarsi a rilevare l'uso di sostanze che possono
influire positivamente sulla prestazione sportiva avvantaggiando
un concorrente rispetto agli altri. Aver voluto includere la
cannabis fra le sostanze proibite, per motivi evidentemente
"morali", ha contribuito paradossalmente a dimostrare che questa
droga è perfettamente compatibile con la normalità, anzi addirittura
con l'eccellenza nell'attività sportiva. Uno sconcertante accostamento
fra due categorie che nell'opinione convenzionale apparivano
speculari e inconciliabili: quella "patologica" delle droghe
e quella "sana" dello sport. La vicenda olimpionica ripropone,
inoltre, una riflessione sulla pratica del ritiro delle patenti
di guida ai soggetti positivi per THC (cui vorrebbe porre rimedio
la proposta di legge del deputato verde Paolo Cento e di altri).
Comunque vengano interpretati, i fatti hanno dimostrato che
un test positivo per il THC non compromette una prestazione
psicofisica altamente impegnativa come quella dello snow-board.
Non si capisce quindi perché in Italia la positività delle urine
al THC venga considerata sufficiente per ritirare la patente
di guida. Ai commenti di giornalisti ed "esperti" sportivi italiani
sulla paradossale vicenda olimpionica dedichiamo le nostre "drugstories".
DESTREZZA E CORAGGIO CON MARIJUANA
"Non migliora le performance muscolari e tantomeno l’attività
cardiaca (...), ma è una droga come un’altra, e se gli atleti
la prendono un effetto ce l’ha certamente, quanto meno sulla
sfera psicologica. Se mi sento più tranquillo e rilassato, se
soffro meno l’ansia del pre-gara è chiaro che posso rendere
meglio". [prof. del Monte, direttore dell’Istituto di scienza
dello sport del CONI, La Repubblica, 12 febbraio 1998]. "Non
conosco i particolari, ma (...) se non avesse avuto in corpo
la marijuana sarebbe andato giù con più prudenza (...). Lo snow-board
è una specialità in cui serve coraggio, e non c’è dubbio che
la somministrazione di marijuana aiuti. L’hashish ad esempio
lo usavano i Mammalucchi, le truppe d’assalto dell’esercito
ottomano, perché infondeva coraggio, sicurezza e spirito assassino.
(...) La marijuana migliora la destrezza e incrementa il coraggio
quando si scende fra i paletti" [cit., Il Corriere dello Sport,
12 febbraio 1998].
ONNIPOTENZA CON MARIJUANA
"Alcuni sportivi la usano, perché due o tre inalazioni aumentano
il senso di euforia (...) incrementano l’acuità visiva e annullano
gli stimoli inibitori, cioè danno un senso di onnipotenza. L’effetto
(...) si ha quasi subito, circa 20 minuti, e svanisce dopo 2-3
ore. Solo più tardi, e per i fumatori cronici, intervengono
gli altri sintomi (...)" [Dott. Benzi, commissario antidoping
del CONI, Gazzetta dello Sport, 12 febbraio 1998].
QUELLI DELL’HASH-PIPE
"Fumavano almeno altri due atleti che hanno gareggiato a queste
Olimpiadi e hanno fatto i test "ciechi" dell’antidoping, quelli
in cui si garantisce l’anonimato (...). Un altro campione olimpionico,
lo svizzero Gian Simmen, vincitore nella specialità dell’half-pipe
(sempre snow-board) aveva espresso solidarietà a Ross e confessato
che qualche volta anche lui aveva fumato hashish con gli amici.
Al villaggio Olimpico, Simmen e i suoi colleghi sono stati ribattezzati
"quelli dell’hash-pipe"" [La Repubblica, 20 febbraio 1998].
DALLA MARIJUANA ALLO STUPRO
"Ci sono nel mondo milioni di individui che vanno sulla neve
con il surf, e ci chiediamo se siano tutti come quelli che hanno
spedito alle Olimpiadi, oppure se a Nagano sia giunta una pattuglia
particolarmente selezionata: il campione olimpico che si fa
di marijuana, un altro che per divertire scaglia botti di birra
e scatena una rissa: vedrete che il prossimo verrà sicuramente
accusato di stupro, perché ci sembra che, dopo droga e alcool,
un po’ di sesso ci stia bene" [Ansaldo, La Stampa, 13 febbraio1998].
PULIZIA OLIMPICA
"(...) Uno dei motivi che ha spinto la maggioranza (...) e i
due organismi CIO a prendere una decisione punitiva è la giusta
preoccupazione dell’esempio che il caso Rebagliati, se lasciato
passare, avrebbe dato alla gioventù del mondo. Il principio
che sta sotto è sacrosanto: lo sport deve essere pulito, anzi
ripulito da qualsiasi stupefacente. Non si può non essere d’accordo.
Se mai è decisivo, perché sia credibile, che il CIO lo persegua
sempre, in qualsiasi disciplina e sotto qualsiasi latitudine"
[Vaccari, La Gazzetta dello Sport, 12 febbraio 1998]
SI DROGAVA DA TEMPO
"(...) Il surfista (...) ha detto, fra l’ilarità generale, che
il 31 gennaio scorso era stato a una festa in cui tutti fumavano
come ciminiere e si è intossicato. Forse, dalle sue parti, gli
spinelli hanno il diametro di un gasdotto, e sprigionano nubi
tossiche come a Seveso. In realtà, a quanto pare, Rebagliati
farebbe da tempo uso di marijuana" [Ansaldo, La Stampa, 12 febbraio
1998].
ANCHE PRIMA DELLA GARA
"La versione del fumo passivo sostenuta da Ross Rebagliati dopo
la vittoria nel gigante di snow-board non è attendibile. (...)
L’alta concentrazione della sostanza individuata dall’analisi
suggerisce che l’atleta possa avere fumato direttamente e poco
prima della gara". [Il Tirreno, 19 febbraio 1998].
COME UN DIO
"Immaginiamo uno scenario futuro. La bandiera olimpionica con
i cerchi fatti di fumo. Il tiro con il cannone nel calendario
della federazione tiro a segno. Caniggia CT degli argentini.
I testi di Bob Marley materia di studio a Coverciano. La nazionale
giamaicana campione del mondo di calcio dopo una finale stupefacente.
Grazie a Rebagliati e ai cavilli del CIO, lo sport ha svoltato.
Sarà solo più facile spiegare ai nostri figli che una droga,
seppur leggera, fa male. "Papà, stai male tu. Guarda quello,
scia come un dio"" [Ansaldo, La Stampa, 13 febbraio 1998].
MORALE
"Qual è la morale che il mondo dello sport invia (...) alla
società? Che fumando uno spinello si può diventare campioni
olimpionici. Permetteteci di dire che non ne siamo felici" [Torromeo,
Il Corriere dello Sport, 13 febbraio 1998].
indice del mese